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Il risveglio spirituale nella mia esperienza personale

Il risveglio spirituale nella mia esperienza personale

Con questo articolo vorrei parlare di un tema a me caro: il cosiddetto “risveglio”. Devo dire che la mia indole razionale e scientifica quasi mi porta a dubitare di ciò che scrivo, eppure nel fondo del mio cuore c’è la profonda convinzione che il processo del risveglio spirituale esista e sia una fase, che se lasciata sviluppare in modo naturale, può portare ad un modo di vivere molto più pieno, felice e sensato.

Cosa è il risveglio nella spiritualità? Nel Buddismo, chi ha avuto l’esperienza del Bodhi (risveglio) è un essere illuminato. La parola Buddha significa in sanscrito proprio colui che si è risvegliato. Nella tradizione buddista questa esperienza porta alla liberazione dal dolore, dagli attaccamenti e dalle passioni umane, conduce ad uno stato di pace e felicità. Anche nei testi sacri e nelle leggende del Cristianesimo esistono tantissimi esempi di “risveglio”, inteso come una vera e propria svolta verso una trasformazione spirituale. Basti pensare alle tante rappresentazioni e storie di santi che abbandonano la vita che avevano condotto fino a quel punto per abbracciare un nuovo modo di vivere, essere e di pensare, in seguito ad un “richiamo spirituale”.

Il maestro spirituale Eckhart Tolle parla del risveglio come la liberazione dalla continua attività della mente con i suoi pensieri, interpretazioni e giudizi, e l’improvvisa consapevolezza del momento presente come unica realtà. Questa svolta può accadere per svariate ragioni, ad esempio dopo un periodo di paura, dolore, tristezza oppure dopo una malattia o un evento particolare che ci scuote dalla nostra normalità. Ciò porta alla felicità, alla pace interiore e alla consapevolezza che tutto è uno.

Ma come può avvenire il risveglio in noi comuni mortali? Anche noi dobbiamo essere dei santi o dei guru e ritirarci dalla vita mondana? Essere illuminati? Oppure abbracciare un’idea religiosa? Secondo il mio modesto parere, assolutamente no. Quello che io chiamo “risveglio” è un processo naturale di trasformazione interiore che ogni individuo attraversa, nel momento in cui sente il desiderio di essere se stesso, di vivere la propria vita con pienezza, secondo i propri valori più profondi, rispettando la propria natura e la propria anima. Questa fase rappresenta un momento di svolta, e scaturisce nella maggior parte dei casi dal dolore. Nella mia esperienza, il momento in cui è iniziata questa trasformazione è stato quando il mio corpo e la mia anima si sono “messi di traverso” imponendomi di cambiare rotta, perché il modo in cui stavo vivendo mi stava portando alla sofferenza, all’allontanamento da me stessa e ad un forte senso di insensatezza. Devo dire che il ruolo fondamentale lo ha giocato il mio corpo, che ha cominciato ad avere costantemente fastidi cronici, di chiara natura psicosomatica, e che nel suo linguaggio specifico mi ha ordinato: “così non più, così non si va avanti!”

Allo stesso tempo mi rendevo conto che c’era un richiamo in me verso l’autenticità, verso la vita. Mi sono accorta che in me nel quotidiano c’era pochissima vitalità e gioia, se non in momenti eccezionali. Ricordo che durante le mie passeggiate meditative, osservavo i cani. La loro enorme e contagiosa felicità per un qualcosa in apparenza così banale come una passeggiata, mi lasciava riflettere su come la gioia di vivere fosse in realtà una cosa estremamente naturale. Osservavo i bambini, immersi completamente nel gioco e nel momento presente. E dicevo a me stessa: non è possibile che noi adulti abbiamo perso completamente questo sguardo sveglio e curioso sul mondo, l’ entusiasmo e la capacità di gioire per poco. Da qualche parte, sotto la coltre della tristezza, delle ansie e della noia, ci deve essere ancora questa scintilla nel cuore, quest’entusiasmo e questa vitalità.

Ma come è iniziato il mio risveglio?

Innanzitutto rendendomi conto che la mia vita non era quella che volevo. Che l’attività che facevo non mi corrispondeva, non ci credevo più e mi induceva a fingere. Ho capito che mai mi ero chiesta cosa mi piacesse veramente fare. Allo stesso tempo, ho cominciato a prendere responsabilità per la mia vita, a capire che il modo in cui si manifestava dipendeva anche dalle mie convinzioni. Mi sono resa conto di quanti danni tragici subiamo durante la nostra crescita verso l’età adulta e come ci manchi davvero una guida e degli esempi che ci spronino a rimanere noi stessi, a sviluppare il nostro genuino potenziale e le nostre forze.

Per prima cosa ho cominciato a prendere contatto con i miei sentimenti autentici. La mattina mi svegliavo e mi dedicavo ad un momento di meditazione e di silenzio, in cui lasciavo scendere la mia consapevolezza dentro la mia interiorità e nel mio corpo, chiedendomi quale umore fosse predominante. Inutile dire, che il fatto di sentirmi nella maggior parte dei casi per niente bene, mi ha fatto rimanere letteralmente stupefatta. Mi sorprendeva quanto dietro la maschera che mettevo nel quotidiano ci fosse così tanto dolore in me. Periodicamente si manifestavano ricordi, tematiche che volevano tornare in superficie per essere rielaborate, tensioni che volevano sciogliersi e rientrare nel flusso e nell’energia vitale. Ho capito che il mio corpo aveva memorizzato e ammassato le esperienze traumatiche e le delusioni che avevo provato. Bloccando questo dolore, tantissime cose erano rimaste dentro la mia interiorità e si erano sedimentate.

Tutti i miei meccanismi di difesa mi avevano permesso di andare avanti, facendomi pagare però un prezzo, ovvero diminuendo la mia capacità di sentirmi vitale e felice.

Invece di oppormi a questo processo di cambiamento, l’ho seguito e mi sono resa conto che c’era uno sviluppo naturale in tutto ciò. Non mi veniva presentato tutto in una volta, ma a poco a poco. In periodi diversi si presentavano diverse tematiche che avevo l’impressione fossero mature abbastanza per essere affrontate. Era come se degli strati a poco a poco si sciogliessero, facendo emergere sempre di più la mia essenza. Per questo motivo il processo del risveglio ha per me un carattere assolutamente naturale.

Questo periodo di transizione difficile è stato ripagato dal ritrovamento di una vitalità che avevo dimenticato e ha rinforzato in me il contatto con la mia intuizione e la mia anima. E sì, perché all’improvviso era come se avvertissi parole e immagini che mi proponevano una soluzione quando ero disperata e non sapevo come andare avanti, che mi consolavano nei momenti di abbattimento facendomi vedere il lato positivo delle cose. Questa voce ero io, ma allo stesso tempo non ero io, ed era qualcosa di più grande di me con un’infinita saggezza. Sono convinta che ciascuno di noi abbia accesso a questa fonte. Io non penso che il risveglio ci renda perfetti o ci faccia girare nel mondo come degli illuminati, né penso che diventiamo invulnerabili e che niente ci possa ferire, tuttavia esso ci fa essere più vitali, più umani, ci mostra il bello delle cose e ci fa scoprire come integrare sempre di più l’amore e il nostro cuore nelle cose che facciamo e nelle nostre relazioni.

Parlerò ancora nel mio blog di questo processo che naturalmente è sempre in divenire. E spero che se ti dovessi ritrovare in un momento così, le mie parole possano infonderti fiducia. Se ti va, scrivimi qui sotto se hai avuto delle esperienze del genere e come le hai affrontate!

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