contatto@con-consapevolezza.com
Ansia: alcuni suggerimenti per affrontarla

Ansia: alcuni suggerimenti per affrontarla

Oggi vorrei affrontare un tema che riguarda tantissime persone, quello dell’ansia. E vorrei dare il mio contributo, senza con questo pensare di essere esaustiva in questo campo che è vastissimo.

Per quanto mi riguarda, l’ansia è stato un sentimento che mi ha accompagnato per anni. Ci sono determinate paure che ancora dominano la mia mente, corpo e spirito, ma devo dire che sempre di più ho l’impressione di riuscire a gestire l’ansia in modo costruttivo. Alla fine dell’articolo, spiegherò quali sono i metodi che secondo me funzionano, dopo averne provati innumerevoli e avere letto tantissimo al riguardo.

Quando ho cominciato ad avere ansie serie ero ragazzina. Avevo sentito delle notizie di cronaca nella mia città. Nell’arco di poco tempo, un numero considerevole di ragazzi della mia età era morto in incidenti stradali col motorino o con la macchina. Per fortuna non si trattava di nessun amico mio. Ma il fatto di avere sentito queste notizie al telegiornale o dai racconti di conoscenti e amici è bastato per traumatizzarmi sul serio. Nessuno degli adulti se ne è accorto, ma io la notte non chiudevo occhio e aspettavo che le mie sorelle rientrassero a casa, a notte fonda, dalle serate con gli amici. Avevo paura per loro. Stranamente non avevo paura per me stessa. Questo non vuol dire che io fossi libera dalla paura della mia morte.

L’ansia ha un aspetto un po’ contraddittorio, si manifesta in certe situazioni e si proietta su determinate persone o cose, in maniera sempre differente.

Durante le mie notti insonni da ragazzina, mi ero convinta che il fatto di aspettare le mie sorelle avrebbe potuto prevenire che accadesse loro qualcosa di brutto. Infatti, quando siamo ansiosi pensiamo che il nostro controllo influenzi la realtà dei fatti, con la conseguenza che non ce ne liberiamo e finiamo per pesare sugli altri. Io mi vergognavo di mostrare le mie paure e cercavo di nasconderle quanto più possibile. Eppure, sono certa che queste pesavano sulle mie sorelle, nonostante loro non mi abbiano mai detto niente al riguardo.

Io provo un’ estrema empatia per le persone che sono ansiose e so quanto sia difficile gestire questi sentimenti. Tuttavia, vorrei incoraggiarti ad affrontare il tema, perché l’ansia, e di questo sono certa, si può gestire in maniera costruttiva. Non solo. Prenderne consapevolezza ti può portare a scoprire come funziona la nostra biologia, il nostro sistema nervoso e sempre di più a comprendere i meccanismi della nostra psiche e del nostro corpo. Affrontare le proprie ansie è importante in primo luogo per noi stessi, ma anche per gli altri. Infatti, il fatto di essere ansiosi ha un effetto sull’ambiente in cui viviamo ed è piuttosto probabile che se i nostri genitori erano ansiosi, o se in famiglia si respirava molta ansia, anche noi ne siamo stati contagiati.

Dunque, cerchiamo di spezzare la catena e non tramandiamo le ansie ai nostri figli! Prendiamo consapevolezza del nostro essere genuinamente esseri umani con la nostra vulnerabilità, ma anche con una grande capacità di cambiamento positivo.

Cosa succede nel nostro corpo quando proviamo ansia

Quando proviamo emozioni come l’ansia, vengono messi in moto dei meccanismi fisiologici nel nostro corpo. Questo è importante da sapere, perché l’ansia non è assolutamente soltanto un fatto mentale che si può tenere sotto controllo. Il nostro sistema nervoso autonomo da’ automaticamente il segnale d’ allarme. Si attiva nel corpo la cosiddetta “fight/flight response”, la reazione di fuga o di combattimento. (Per semplificare la teoria non parlerò in questo articolo della reazione dello “shutdown” o “freeze”, che si instaura in situazioni di ineluttabilità). Trattandosi di una reazione del sistema nervoso autonomo, non c’è bisogno di pilotarla, perché accade automaticamente, come il respiro, il battito cardiaco o la digestione.

Vi sono una serie di reazioni fisiologiche che si possono notare: il battito cardiaco accelerato, la sudorazione, una bocca asciutta, la sensazione di panico, etc. Il corpo mette in moto un’ enorme quantità di energia per metterci in condizione di combattere o fuggire. Si tratta di una reazione di sopravvivenza naturale del corpo umano.

Si può dire che questa sia una reazione atavica e che certo, al giorno d’oggi non ci capiti più molto spesso di incontrare dietro l’angolo una tigre. Tuttavia il nostro corpo ha una reazione che rispecchia una situazione del genere, anche se la nostra razionalità sa che non ci troviamo in una situazione di pericolo di vita.

Ecco perché spesso le spiegazioni razionali per calmare la nostra ansia, non ci soddisfano per niente, anzi possibilmente ci rendono ancora più ansiosi e alla ricerca di argomenti che confermino quello che proviamo. Chi ha paura dell’aereo, si è mai lasciato convincere del fatto che questo sia il mezzo in assoluto più sicuro? Scommetto di no, perché ne so qualcosa. 🙂

E qui arriviamo alla parte “tricky” del tema. Ovvero, una volta che il corpo ha questo tipo di reazione, la mente si mobilita a cercare delle spiegazioni, degli argomenti e delle conferme al riguardo. Comincia a ruminare, a produrre dei film (per lo più catastrofici), a connettere degli avvenimenti con altri, dei pensieri con altri. Usa le informazioni che ha per creare teorie e comincia a vedere solo i segnali che le confermano. Ci si può addirittura auto-convincere di essere una chiromante :-), di riuscire a prevedere il futuro, perché se si prova questa ansia, allora ci deve essere un motivo….(“sento che questa volta l’aereo cadrà, ne sono certa…”). Scusate l’ironia…è più che altro un auto-ironia…

In realtà, non si può sempre dire se sia nato prima l’uovo o la gallina, ovvero se le emozioni siano lì prima del pensiero e mettano in moto i pensieri negativi, o se viceversa pensieri, ricordi, situazioni mettano in moto le emozioni. In ogni modo queste due componenti si alimentano l’una con l’altra in modo negativo, facendo crescere l’ansia in maniera esponenziale. A meno che non sappiamo cosa sta succedendo dentro di noi e permettiamo all’onda di arrivare alla spiaggia. Un po’ come se invece di lasciarci travolgere, imparassimo a surfare su questa ondata di paura.

Come gestire l’ansia in maniera costruttiva

E qui arriviamo al nocciolo della questione: come affrontiamo questi momenti e come facciamo ad accrescere la nostra capacità di gestire l’ansia? Quando si è in un momento di panico sembrerebbe in un primo momento impossibile fare qualcosa di costruttivo. Mettersi a fare consapevolmente una meditazione o una pratica di mindfulness potrebbe sembrare addirittura qualcosa di utopico. Tuttavia è ciò che si avvicina a quello che, secondo me, funziona meglio per gestire l’ansia.

In questi momenti piuttosto che cercare a tutti i costi di combatterci contro o cercare in ogni modo di calmarla, molto semplicemente prova a “essere” con questa paura.

Mi spiego: potrebbe sembrare di primo acchito che questo atteggiamento aumenti la nostra ansia. In realtà se ci permettiamo di percepire nel corpo i sintomi della reazione fisiologica del fight/flight, osserveremo che ad un certo punto questa onda si calma da sola, quasi come come se fosse una curva che raggiunge un apice e poi scende. Molti psicologi e terapeuti del trauma sono concordi nell’affermare che percepire le proprie emozioni nel corpo, ci permette di spostare l’attenzione dalla mente e dai pensieri alle sensazioni. Le nostre emozioni acquistano così profondità e diventano paradossalmente più sopportabili. La conseguenza è che queste emozioni scorrono meglio attraverso di noi e non rimangono bloccate nel corpo. Tuttavia, è sempre giusto osservare e imparare a conoscere i propri limiti, dunque se l’emozione è troppo forte e ci sentiamo sopraffatti da essa, è meglio cominciare gradualmente ad avvicinarci e a percepirla.

Dunque per riassumere: Permettere alla reazione del “fight/flight” di compiere il suo ciclo non vuol dire volere a tutti costi scendere dall’areo in partenza (ho sentito di persone che l’hanno fatto e non lo giudico, dato che so che brutta ansia è la paura dell’aereo) oppure prendere a pugni una persona che ci sembra sospetta. Ma di lasciare che le reazioni fisiologiche avvengano, permettere alle mani di sudare o tremare, alla mascella di battere, avvertire il battito cardiaco accelerato, senza volere bloccare o combattere ciò che sta avvenendo. Ciò che spesso ho vissuto nella mia esperienza è che dopo una decina di minuti, questa reazione estrema rientra e si calma, come un’onda che si frange sulla spiaggia. A me succede sempre sull’aereo: dopo tutta l’ansia pre-partenza e il panico durante il decollo, durante il volo comincio a calmarmi e quasi a godermi la gioia di raggiungere il luogo delle vacanze o lo spettacolo delle nuvole. Mentre prima, quando cercavo a tutti costi di tenere sotto controllo la mia ansia, il volo era una tortura dall’inizio alla fine.

Una cosa che ha cambiato il mio rapporto con l’ansia è stato capire che i pensieri, le immagini, i film della mia mente sono qualcosa di strettamente legato al mio stato fisiologico, e non la pura realtà. Se ci fate caso, siamo portati nella nostra vita a credere ciecamente, come fosse oro colato, a ogni singolo pensiero che produciamo. Il fatto di assumere una posizione di osservatrice nei confronti della mia ansia, mi ha permesso di non dare per scontato che i miei pensieri fossero veri/reali, e di lasciarmi quantomeno il beneficio del dubbio. Mi ha permesso di riuscire a contestualizzare la sfilza di pensieri negativi nello stato fisiologico e psicologico dell’ansia.

Esistono inoltre, dei pensieri negativi o delle aspettative negative molto insidiose, soprattutto se queste derivano da influenze familiari inconsapevoli o da esperienze dell’infanzia. Parlo ad esempio, di una tendenza a vedere la vita in modo tragico, ad aspettarsi che succeda qualcosa di terribile a te o a un tuo caro (malattie, morte, etc.). Prendere consapevolezza del fatto che questi pensieri derivano da uno stato di ansia, e che non sono la realtà, è stato per me liberatorio. Sempre di più mi convinco del fatto che ad un certo punto, dopo che la reazione fisiologica è stata più o meno elaborata, siamo invitati a decidere consapevolmente: voglio credere a questi pensieri negativi e catastrofici o avere fiducia. Voglio credere al peggio o pensare positivo. Io cerco sempre di più di scegliere la seconda opzione. Non è facile, è un processo, è una capacità che si accresce con l’esercizio, uno stile di vita se si vuole, ma è possibile e ne vale la pena!

Spero di averti potuto dare con il mio articolo degli spunti di riflessione per gestire la tua ansia. Se ti va puoi lasciarmi un commento e raccontarmi della tua esperienza. Se ti è piaciuto il mio articolo, sarei felice se lo condividessi con i tuoi amici. Come sempre, ti auguro il meglio!

Con affetto,

Clara

Lascia un commento

Chiudi il menu