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Il potere del movimento. La mia storia con lo sport e la scoperta del “mindful-yoga”

Il potere del movimento. La mia storia con lo sport e la scoperta del “mindful-yoga”

“C’è una voce senza parole. Ascolta.”

Rumi

Siamo fatti per muoverci, camminare, sollevare grossi pesi, fare scatti di velocità in cui esplode un enorme quantitativo di energia. E per avere la capacità di rientrare in uno stato di rilassamento muscolare, fisico e rigenerativo.

La mia storia con lo sport

Ai bambini piace fare esercizio fisico. Non si muovono perché devono, ma perché vogliono. Il loro movimento non è strutturato da un fitness trainer, ma spontaneo e naturale. Ricordo come mi divertivo da bambina a giocare ad acchiapparello con i miei compagni di scuola e di quanto la corsa fosse intensa in alcuni momenti. Mia figlia di tre anni adora camminare in equilibrio sui tronchi di albero caduti a terra, andare con la sua bicicletta senza pedali, arrampicarsi e correre.

Da adulti invece, per la maggior parte di noi il movimento è diventato qualcosa che “dobbiamo” fare per mantenerci in salute, per dimagrire, per essere flessibili, per aumentare la nostra resistenza, per diminuire lo stress, per scaricarci dopo o prima del lavoro, e così via. Tuttavia, gli essere umani sono fisicamente fatti per muoversi, non per stare seduti in un ufficio otto ore al giorno e per passare poi dall’automobile al divano di casa, davanti alla TV. Il fatto di essere diventati dei cervelli ambulanti, disconnessi dai reali bisogni del corpo, ha solamente a che fare con lo sviluppo storico-culturale, economico e sociale dell’Occidente. Nei nostri geni e nella nostra fisiologia esiste tuttavia ancora “l’eterno selvaggio”, come direbbe Jean-Jacques Rousseau.

Durante la mia pubertà e specialmente durante la scuola superiore ho perso gradualmente il piacere del movimento. Nel pomeriggio facevo pallavolo e all’inizio mi divertivo, ma il costante insistere dell’allenatore sulla vittoria, sulla competizione, sulla penalizzazione degli sbagli, sullo sforzo e non sul piacere di giocare, gradualmente mi ha fatto diventare insicura, togliendomi ogni divertimento. A scuola, durante l’ora di educazione fisica, cercavo in tutti i modi di nascondermi con le mie amiche nel cortile, per evitare la mezz’ora di noioso jogging e fare il meno possibile. Col tempo, sono diventata una persona che detestava il movimento. Lo studio di Musicologia all’Università e del pianoforte al Conservatorio hanno dato poi l’ultimo colpo di grazia alla mia attività fisica.

Sono tornata a fare sport verso la metà dei miei anni venti, con l’unico intento di dimagrire e mantenermi in forma. C’erano attività che mi piacevano particolarmente, ad esempio quelle che combinavano movimento e danza (quindi piacere, yeah!). Tuttavia, ho notato presto una grossa resistenza in me a fare movimento, una costante lotta interna fra il mio impulso di non fare niente, o riuscire a fare poco e lentamente, e i sensi di colpa se non completavo la mia sessione di sport, seguendone il ritmo dato dall’allenatore. Dovevo in sostanza fare molto sforzo per motivarmi. Spesso, ero talmente esausta che piuttosto mi sarei sdraiata per terra a dormire, invece di fare sport. I miei conflitti interiori venivano alimentati dai vari fitness trainer che ho incontrato (da quelli reali a quelli “virtuali”), con i loro “vai, vai, vai, ancora un altro sforzo” e simili frasi motivazionali, fino alla meschina insinuazione di pigrizia, malavoglia, o mancanza di costanza.

Presto, mi sono resa conto che tutti i movimenti che facevo erano dettati da qualcun altro, che non ero io a sentire davvero cosa volessi fare. Ho capito quanto fosse aberrante, pensare che il movimento fisico lo fai soltanto quando è strutturato e guidato da un’altra persona. Eseguire ciò che un allenatore, un fitness trainer propone, non è di per sé sbagliato, anzi ci si può arricchire facendo tesoro delle conoscenze e della preparazione di un’altra persona. Tuttavia, se abbiamo completamente perduto la connessione con il nostro corpo, se non siamo in grado di ascoltare i suoi impulsi, i limiti che ci pone e la sua volontà (che poi è pure la nostra, solo che noi siamo terribilmente abituati ad ascoltare soltanto il nostro intelletto) come può il movimento farci bene, arricchirci e darci un senso di piacevolezza?

scogliera, yoga, sport estremo

Il mio viaggio verso la consapevolezza del corpo

Quando ho cominciato a interessarmi sempre di più di mindfulness, ho capito che i segnali che mi lanciava il corpo non erano dettati dalla mia pigrizia, ma avevano la loro ragion d’essere. Il corpo ha una saggezza innata e sa perfettamente cosa gli fa bene e cosa no. Seguire i suoi impulsi, è una capacità innata nell’essere umano. È così che impariamo da neonati a muoverci, alzarci in piedi e camminare. Non solo, il movimento aiuta a regolare il sistema nervoso e con l’esperienza si è in grado di intuire quali sono i movimenti adatti da fare in un determinato momento. In breve, il nostro corpo è competente. La nostra fisiologia lancia dei chiari segnali (dolore, senso di sopraffazione, fastidio, tensione, giro di testa, etc…) se vuole porre dei limiti, così come quando prova piacere (senso di liberazione, piacevolezza, gioia, alleviamento). Questo è un principio fondamentale da interiorizzare, se vogliamo cooperare con il nostro corpo e non rendercelo nemico. Ascoltare il proprio corpo richiede tempo, pratica, disposizione all’ascolto, osservazione non giudicante e anche molta sperimentazione.

A me ha aiutato molto la pratica di uno yoga estremamente “mindful”: Yoga with Adriene. Il canale youtube della fantastica Adriene Mishler. https://www.youtube.com/user/yogawithadriene

Avendo una bambina piccola, per me era poco pratico iscrivermi in palestra o presso un centro yoga. Premetto che prima di iniziare a seguire Adriene, avevo fatto numerosi corsi di yoga “offline” molto validi. Ma nessuno di questi mi ha fatto cambiare prospettiva sul mio corpo come lo ha fatto “Yoga with Adriene”. Ho cominciato con il suo programma di 30 giorni “True” e sono rimasta talmente affascinata che per due anni consecutivi ho praticato yoga praticamente tutti i giorni. Le cose fondamentali che ho imparato da questo “mindful yoga” sono le seguenti:

  • rispettare il proprio livello di energia, che non è ogni giorno lo stesso ed è diverso a seconda della fasi della giornata. In altre parole, non siamo dei robot che si muovono sempre alla stessa maniera e con la stessa intensità.
  • rispettare il proprio livello di fitness, di flessibilità e di forza attuale. Non cercare a tutti costi di piegarsi in due o di fare venti flessioni, se non ci si riesce. Al contrario, cercare di cogliere in maniera sottile i limiti che ci pone il corpo. Questo vuol dire imparare a non arrivare per forza al limite estremo, ma a fermarsi un momento prima. Le capacità, la flessibilità e la forza accrescono con il tempo, si tratta di un processo con i suoi tempi da rispettare.
  • imparare ad ascoltare le sensazioni interiori che si hanno facendo un movimento, non avere in mente soltanto la posizione yoga che si vuole eseguire. Percepire gli impulsi del corpo, attuando gli opportuni aggiustamenti nella posizione.
  • eseguire i movimenti con mindfulness, con presenza. Grazie a questo ho imparato a fare gli addominali, che in passato facevo sempre in modo sbagliato, facendoli diventare dei collo-minali, ovvero contraendo troppo i muscoli della nuca! 😀 Perché li facevo in modo sbagliato? Perché avevo in mente solo il numero da fare e il raggiungimento di quell’obiettivo, senza focalizzarmi sul movimento e sul processo di crescita graduale delle proprie forze fisiche e di coordinazione! Inoltre, Adriene spiega benissimo come fare gli addominali, e a quali movimenti fare attenzione.
  • Ho imparato e interiorizzato un vocabolario da utilizzare all’occorrenza. Oggi, mi capita spesso di fare spontaneamente dei movimenti yoga che mi servono in un determinato momento, ad esempio se devo fare una pausa dalla scrivania. Sempre più mi interesso di sport e movimento in tutte le sue forme. Sto anche riflettendo se provare a iscrivermi a un corso di CrossFit…io che detestavo muovermi..chi lo avrebbe mai pensato! Inoltre, apprezzo sempre di più il movimento giocoso nella natura. Approfitto del fatto che ci sia mia figlia per arrampicarmi di nuovo sugli alberi, camminare in equilibrio sui tronchi d’albero per terra, saltare e correre senza una meta.

Nota: Stato di “Freeze”e movimento

Un ultimo motivo per cui consiglio Adriene a chiunque si senta un “couch-potato”: Adriene inizia sempre o quasi sempre la sessione di yoga, entrando con gradualità nel movimento, dopo avere preso nota in meditazione del proprio stato d’animo interiore, delle emozioni e del respiro. Questa per me, a prescindere dal fatto di iniziare a fare yoga o meno, è una pratica fondamentale, che andrebbe fatta già al mattino, soprattutto se il proprio stato d’animo o il proprio livello di energie non è dei migliori. Se noti una difficoltà a motivarti, un senso di pesantezza e lentezza in certi momenti della giornata, ad esempio quando ti alzi, forse ti potrebbe aiutare approfondire la teoria del trauma di Peter Levine, in particolare lo stato del “freeze”. Qui sotto puoi trovare un link con un buon articolo in inglese: https://sethlyon.com/come-freeze-flow/. Per anni ho sofferto di fasi di “freeze” durante la giornata: mancanza di energia e di motivazione, stanchezza cronica e un senso diffuso di fiacchezza. Se avverti questa cosa in te, è importante non scambiarla per pigrizia e incolparsi per questo! Lo yoga mi ha fortemente aiutato a uscire da questo tipo di stato d’animo, una sorta di immobilità e di irrigidimento, facendomi rientrare nel cosiddetto “flow”, che io tradurrei in italiano come uno stato di energia, flusso, curiosità, creatività, socievolezza e benessere generale.

Vorrei concludere l’articolo con questa frase: Il corpo ci dà costantemente segnali in forma di sensazioni. Se impariamo a comprenderne il linguaggio e a seguire i suoi impulsi, abbiamo una grande possibilità di essere felici.

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